La Cassazione, con la sentenza del 14 ottobre 2022 n. 30284, statuisce in relazione ai presupposti rilevanti ai fini della declaratoria di fallimento di una società non in liquidazione.
Nel caso in cui una società non si trovi in stato di insolvenza, per l’accertamento dello stato di dissesto è necessaria una valutazione ampia desumibile, non solo dal rapporto tra attività e passività, bensì dalla possibilità dell’impresa di continuare a operare efficacemente sul mercato: al fine della declaratoria di fallimento è necessario trovarsi dinanzi a una situazione di prognosi irreversibile e non già dinanzi a una temporanea incapacità a far fronte alle obbligazioni assunte.
Ed invero, in virtù di quanto previsto dall’art. 5 della legge fallimentare, la situazione di insolvenza può manifestarsi non solo attraverso inadempimenti (protesti, pignoramenti e azioni di recupero dei crediti non costituiscono parametro esclusivo del giudizio, avendo carattere indiziario) bensì anche mediante altri fattori esteriori, compresi le risultanze dello stato passivo.
E’ necessario verificare se il debitore disponga di risorse idonee a fronteggiare in modo regolare le proprie obbligazioni, avendo riguardo: a) alla scadenza di queste ultime; b) alla natura e composizione dei cespiti dai quali si possa ricavare il necessario al fine di adempiere alle proprie obbligazioni; c) al valore, non solo contabile, dei beni e dei crediti che compongono il patrimonio sociale, ma anche all’attitudine di questi ultimi ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti senza compromissione dell’operatività dell’impresa.
DMS Magazine n. 3/2022